| Referendum acqua, al via la raccolta firme! |
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| Lunedì 26 Aprile 2010 14:06 |
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Si scrive acqua ma si legge democrazia
Più di un milione e quattrocentomila firme per i quesiti referendari in difesa dell’acqua pubblica: un risultato eccezionale, di gran lunga superiore alla soglia prevista dalla legge, il più alto mai registrato nella storia dei referendum. Le centinaia di scatoloni depositati ieri in Corte di Cassazione sono il frutto della più capillare mobilitazione sociale degli ultimi anni, animata da una miriade di comitati cittadini, Enti Locali, movimenti, associazioni, sindacati, parrocchie. Un fenomeno in controtendenza con le difficoltà che in questa fase caratterizzano l’iniziativa sociale nel Paese, che si può spiegare solo con lo straordinario radicamento territoriale che il movimento per l’acqua pubblica ha saputo costruirsi in cinque anni di paziente e costante lavoro nelle comunità locali. Questa campagna referendaria è stata una bella prova di resistenza civile, un servizio alla democrazia italiana. Rappresenta anche una chance per la buona politica, la conferma che si può reagire alla sfiducia e tornare a credere nella capacità dei movimenti sociali di incidere sulle scelte che contano, spostare gli equilibri e cambiare le cose con la forza della partecipazione popolare. Un successo che dovremmo analizzare e discutere a fondo. E’ stato possibile perché si sono scelti i contenuti giusti: obbiettivi concreti, capaci di legare forti idealità di giustizia globale al vissuto quotidiano delle persone. Ciascuno è in grado di capire che l’acqua è un bene indispensabile alla vita, diritto inalienabile da preservare e sottrarre alla logica del profitto garantendo a tutti la possibilità di accedervi. Ma non bastano i buoni contenuti se non c’è un buon metodo per affermarli, e la campagna sull’acqua è stata un modello virtuoso anche in questo. Il movimento ha saputo resistere alle tentazioni politiciste, ha coinvolto soggetti diversi in una coalizione eccezionalmente ampia, in cui ciascuno ha fatto un passo indietro mettendosi al servizio della causa comune. Tutti hanno lavorato per includere e aggregare, anteponendo gli obbiettivi condivisi alla propria visibilità. Una bella lezione per la sinistra, se saprà raccoglierne il senso. Da settembre dovremo lavorare molto per non disperdere la ricchezza di questa esperienza e garantire il rispetto della volontà popolare che si è così clamorosamente espressa. La battaglia per l’acqua pubblica non l’abbiamo ancora vinta, ma oggi ci sono molti buoni motivi per festeggiare un passo avanti importante. Paolo Benni Presidente nazionale Arci |



