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Val Susa. Tre No Tav feriti, uno grave. Cariche e blocchi- comunicato Arci Val di Susa PDF Stampa E-mail
Venerdì 19 Febbraio 2010 13:52

Martedì 16 febbraio intorno alla mezzanotte. Questa volta manca un pelo. La trivella piazzata a Coldimosso di Susa, sotto il cavalcavia che oltrepassa l’autostrada viene intercettata dai No Tav, in allerta da ore, che quasi riescono a precederla. Volano manganellate per disperdere i primi arrivati. Seguono lunghe ore di assedio, con le forze dell’ordine e gli addetti alla trivella bersagliati da palle di neve e gavettoni, mentre il tubo per l’acqua viene più volte riposizionato. La mattina successiva sul sito de “La Stampa on line” la solita sequela di falsità: le palle di neve diventano sassi, l’acqua orina.

Mercoledì 17 febbraio, ore 17. I No Tav si ritrovano al presidio dell’autoporto a Susa e decidono di fare una passeggiata sino alla trivella. A Torino intanto una cinquantina di No Tav si ritrovano alla stazione di Porta Susa per un presidio informativo. La stazione è blindata.

Il corteo partito dall’autoporto arriva alla trivella. Qualche palla di neve e la polizia carica più volte. Cariche feroci. Chi cade viene massacrato. Un ragazzo, Simone, viene più volte colpito, cade. I poliziotti infieriscono su di lui mentre è a terra. Vomita sangue, non riesce più a muovere le gambe. Ad una donna spaccano la faccia infierendo ripetutamente sul volto, una ragazza riporta numerose ferite al capo. Molti altri guadagnano lividi ed escoriazioni.

Un No Tav grida ai poliziotti di aver puntato in modo esplicito a Simone e loro gli dicono “sì, quello lo conosciamo”. Già è normale: Simone è anarchico e gli anarchici facilmente si guadagnano le attenzioni delle forze del disordine statale.

I tre feriti vengono portati all’ospedale di Susa. La donna viene operata subito, la ragazza ricucita, ma purtroppo la situazione del ragazzo ferito alla testa è più grave. Ha un’emorragia cerebrale, non sente le gambe, vomita. Viene deciso il trasferimento alle Molinette a Torino.

Il tam tam No Tav scandisce presto la notizia dei gravi pestaggi di Susa. L’appuntamento è alla rotonda di Chianocco. I No tav bloccano la statale 24, la statale 25 e l’autostrada. Sulla A32 i poliziotti vengono sommersi di urla quando arriva la notizia che sta per arrivare l’ambulanza che porta Simone alle Molinette. In breve spariscono. Una colonna di poliziotti e carabinieri viene intercettata sulla 25 e non gli viene permesso di passare: l’indignazione per quanto è accaduto è altissima. La polizia spara lacrimogeni prima di andarsene. I blocchi terminano intorno a mezzanotte e trenta.

Simone arriva alle Molinette ma nemmeno qui viene lasciato in pace. La digos entra nella sala degenze del pronto soccorso. Compagni ed amici di Simone li cacciano con energia e chiamano l’avvocato. La nuova tac effettuata mostra che le sue condizioni restano gravi ma stabili. Simone viene finalmente trasferito in reparto.

Alcuni No Tav decidono di bloccare l’uscita dei camion che portano le copie della prima edizione de “La Stampa”, facendo un picchetto all’ingresso, in via Giordano Bruno 84. Quando, un’ora dopo, arriva la celere il presidio si scioglie.

A Condove, in gennaio la polizia aveva spaccato il braccio di Maurizio, un No Tav che contestava la trivella, la scorsa settimana, sull’autostrada, qualche manganellata aveva lasciato il segno. Ma a Coldimosso la polizia si è scatenata. In queste ore di attesa e trepidazione per la sorte del compagno ferito, sappiamo meglio quello che abbiamo sempre saputo. I signori del Tav e i loro servitori in divisa non si fermano davanti a niente. Le lunghe ore di blocco in valle sono la risposta di un movimento che resiste e non si fa spaventare dalla violenza legalizzata degli uomini in divisa.


 

COMUNICATO STAMPA ARCI VALLE SUSA


In Val di Susa tornano a parlare i manganelli
ARCI esprime solidarietà totale con i feriti e con coloro
che in modo nonviolento difendono la Valle


Dichiarazione di Gabriele Moroni, presidente ARCI Valle Susa

Sono riprese la cariche della polizia in Val di Susa.
Esprimo a nome dell'ARCI Valle Susa solidarietà totale con i feriti e con coloro che in modo
nonviolento difendono la Valle.
Oggi il movimento probabilmente non è più quello che era, con amministratori, gente comune, alcuni
partiti e associazioni, ed una vera strategia unitaria. Ma la realtà non cambia, quell'opera è inutile,
uno spreco di denaro pubblico. Speriamo che il ragazzo ferito gravemente si riprenda presto.
Dopo cinque anni ci troviamo ancora a parlare di una serata di violenza. Ieri in località Coldimosso di
Susa la polizia ha caricato i No Tav. Tre persone rimangono ferite, un ragazzo è grave, con
un'emorraggia cerebrale.
E' preoccupante a seguito dei fatti leggere che persino "L'Unità" - che si fregia di essere stata
fondata da Antonio Gramsci -, riprendendo il lancio dell'agenzia Apcom, trasformi un ragazzo pestato
duramente e poi ricoverato in gravi condizioni, in un "anarco insurrezionalista, che ha accusato un
malore".
E' una giornata triste, e non solo per la Val di Susa, ma per questo Paese che sta scivolando lungo
una china pericolosa. Se chi dissente dev'essere represso con tale uso della violenza ed etichettato
come insurrezionalista, viviamo in un'Italia a democrazia limitata.
Si è perso il senso del bene comune, del valore della mediazione, il senso delle Istituzioni e dei valori
Costituzionali, dell'informazione come strumento democratico, e persino il senso delle parole “ordine
pubblico”.
Oggi è il compleanno di Fabrizio De Andrè, e forse non è un caso, se ci viene davvero di affidarci alle
sua parole, alla sua “Smisurara preghiera”:
"ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti..."

Collegno, 18 febbraio 2010

 
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