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Giovedì 29 Settembre 2011 15:16
Arci Servizio Civile
Friuli Venezia-Giulia

 

 

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oggetto: comunicazioni

 

Ancora “lavori in corso” per le nostre pagine di comunicazioni mensili: miglioramento della grafica e nuovi inserimenti nel nostro indirizzario.

Un ringraziamento alle persone che stanno collaborando a questo semplice mezzo di informazione.

 

Il 20 settembre 2011 è uscito il bando per la selezione di volontari da impiegare nei progetti di servizio civile nazionale.

ARCI Servizio Civile nella nostra regione ha visto approvati tutti e tre i progetti presentati a Trieste e quello presentato a Gorizia. Risultato positivo dopo essere stati fuori programmazione totalmente l’anno scorso.

I progetti presentati a Trieste sono:

CreAttivaMente 2011 – giovani d’età cittadini per scelta che prevede la presenza di 8 volontari;

DialogArte per 6 volontari;

Comunicattivamente Sport 2011 per 6 volontari;

a Gorizia:

AttivaMente per 6 volontari

in ambiti sportivi, culturali, assistenziali, trasversali tra loro con particolare attenzione alla promozione della pace, la multiculturalità, la solidarietà, la cooperazione, la cittadinanza attiva.

 

Parallelamente al servizio civile nazionale sono in corso tre progetti di servizio civile solidale (16-18 anni) con 9 giovani, e saranno quindi in tutto 35 i volontari che svolgeranno attività in ARCI Servizio Civile nella nostra regione. Ciò lo rende l’ente con più volontari, attento al senso originale del servizio ovvero l’educazione alla pace e alla cittadinanza.

 

Ragazze e ragazzi di età compresa tra i 18 e i 29 anni interessati all’esperienza in uno di questi progetti dovranno consegnare la domanda, varie dichiarazioni e documentazioni entro le ore 14.00 del 21 ottobre 2011 nelle sedi ARCI Servizio Civile di competenza.

 

Il servizio civile è una modalità di attuazione dei doveri costituzionali di difesa della Patria e solidarietà, dà la possibilità di acquisire conoscenze e competenze pratiche ed è anche un’occasione di crescita personale.

Durante i 12 mesi di servizio si può imparare molto e misurare le proprie capacità per realizzare qualcosa di utile per sé e per gli altri. Per questo il servizio civile può rappresentare un’utile esperienza da spendere in ambito lavorativo.

Accanto all’attività di servizio vero e proprio sono previsti inoltre dei periodi obbligatori di formazione.

La legge prevede che vengano determinati i cosiddetti crediti formativi per coloro che prestano il servizio civile e che possono poi essere riconosciuti nell’ambito dell’istruzione o della formazione professionale. Anche le Università possono riconoscere crediti formativi per attività prestate nel corso del servizio civile rilevanti per il curriculum degli studi.

Ai volontari in servizio civile spetta un rimborso di 433,80 euro netti al mese, corrisposti direttamente dall’ Ufficio Nazionale Servizio Civile.

Il periodo di servizio civile è riconosciuto valido, a tutti gli effetti, per l’inquadramento economico e per la determinazione dell’anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico e privato.

Ulteriori informazioni sul sito www.arciserviziocivile.it

 

Si terrà giovedì 6 ottobre a Roma il Consiglio Nazionale di ASC. All’ordine del giorno, tra l’altro, analisi e valutazioni del bando 2011 che ci vede come primo ente con 1.268 posti a disposizione, su 10.015; il secondo ente (ANPAS) ha avuto 974 posti. Rimangono comunque alcune zone d’ombra che meritano un momento di riflessione, anche in previsione della progettazione 2012.

 

Ricordiamo le sedi territoriali di ASC FVG:

 

Domenica 25 settembre 2011 si è tenuta la Marcia per la Pace e la Fratellanza dei Popoli PERUGIA-ASSISI. ARCI Servizio Civile era presente. Di seguito gli impegni proposti e presi della Tavola della Pace:

Mozione finale

A conclusione della Perugia-Assisi, che abbiamo convocato a cinquant'anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini, vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli.

Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".

La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l'agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare "tutti i diritti umani per tutti" a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell'interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani - civili, politici, economici, sociali e culturali - e ridefinire la cittadinanza nel segno dell'inclusione. L'agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive.

Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni:

Principi
Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all'anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune.
Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell'economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti.
Terzo. La nonviolenza è per l'Italia, per l'Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d'ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori.
Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti "interessi nazionali", del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile.
Quinto. Non c'è pace senza una politica di pace e di giustizia. L'Italia, l'Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico.
Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali.

Proposte e impegni

1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all'acqua.
E' intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell'acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall'accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell'agricoltura e dalla privatizzazione dell'acqua.

2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti.
Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo.

3. Investire sui giovani, sull'educazione e la cultura.
Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull'università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese.

4. Disarmare la finanza e costruire un'economia di giustizia.
La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l'Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l'evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali.

5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari.
La guerra è sempre un'inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l'industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.

6. Difendere i beni comuni e il pianeta.
Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l'aria, l'acqua, l'energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull'individualismo, la mercificazione e il consumismo.

7. Promuovere il diritto a un'informazione libera e pluralista.
Un'informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani.

8. Fare dell'Onu la casa comune dell'umanità.
Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali.

9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa.
Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni.

10. Costruire società aperte e inclusive.
Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell'apertura all'incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell'uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali.

Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo.

Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune.

Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all'Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un'Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest'area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.

Assisi, Rocca Maggiore, 25 settembre 2011

 

 

 

Brevi note:

- INFOSERVIZIO CIVILE, progetto promosso da ACLI, ARCI Servizio Civile e Confcooperative-Federsolidarietà, su incarico della Regione FVG, sarà presente nel mese di ottobre 2011 in varie strutture ricreative giovanili sul territorio regionale con eventi musicali al fine di promuovere il bando 2011.

- ARCI Servizio Civile Trieste sarà presente in veste promozionale e informativa con i giovani del servizio civile solidale allo stand di Radio Attività della Barcolana 2011.

- L’Ufficio ASC rimarrà aperto al pubblico nel mese di ottobre dalle ore 15.00 alle 17.00 e, in altri orari, su appuntamento.

- Tutti gli aggiornamenti sono consultabili sul sito www.ilprogetto.biz e sul profilo facebook di Arci Servizio Civile Fvg.

 

Cordiali saluti.

 

L’ufficio è a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione.

 

Ufficio ASC FVG

tel/fax +39 040 761683 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Giuliano Gelci (+39 335 5279319) Costanza Iannone (+39 340 9943166)

 

 

Trieste, 28 settembre 2011 Il Presidente

Giuliano Gelci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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